
schema della tecnologia EXXMAR Bridge
(è un po’ lungo ma non spaventatevi)
In questi ultimi mesi, ed ancora oggi con l’apertura del OMC (Offshore Mediterranean Conference & Hexhibition), la questione del rigassificatore di Ravenna viene portata all’attenzione della comunità con una campagna informativa del PdL che incalza pressa e tira per la giacca il primo cittadino; questi tenta di smarcarsi dicendo di non volere fare il primo passo ma lasciare che sia il governo a chiedere, sperando così di ottenere qualcosa in più per la città.
Le due posizioni, sebbene distinguibili (si può fare se non si vede; si deve fare), concordano sull’utilità della infrastruttura e sul fatto che qualche vantaggio ci sarà.
Vorrei vederci chiaro e perciò mi permetto di analizzare la questione con qualche numero ed alcune considerazioni di carattere politico economico. Se non altro perché a Ravenna di questa cosa se ne parla già da tre anni, ma, se non è solo la mia impressione, credo che ci troviamo in un mondo abbastanza diverso da quello vissuto fino a soltanto 6 mesi fa.
Fino a due anni fa c’erano previsioni di crescita del consumo energetico del nostro paese del 100% al traguardo del 2030. Nelle ipotesi che si facevano il raddoppio era in gran parte sostenuto dal gas metano, che a livello industriale avrebbe sostituito l’olio minerale, soprattutto per la produzione di energia elettrica, ed anche negli usi civili avrebbe avuto un notevole incremento nel riscaldamento e per l’autotrazione.
In quel periodo, pur in assenza di un benché minimo piano energetico nazionale, e sotto una spinta emotiva, come troppo spesso avviene in Italia, si pensò di incrementare e diversificare le fonti di approvvigionamento.
Restando al metano si avviarono alcuni progetti per la connessione via pipelines con nuovi e vecchi fornitori(*) e, soprattutto, si attivò un meccanismo di incentivazione alla costruzione dei rigassificatori, col risultato di avere, ad oggi, almeno 16 tra proposte progetti e opere in via di realizzazione. Questo incentivo, datato 2005(**), prevede in sostanza un Fattore di Garanzia “che assicura, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% di ricavi di riferimento”, “tale copertura è riconosciuta dal sistema tariffario del trasporto (rete, ndr) e ha durata per un periodo di 20 anni”. Siccome i ricavi di riferimento sono ricollegabili per la maggior parte ai costi fissi (costruzione, rate bancarie) che rappresentano il 95% nella gestione complessiva dell’impianto, ecco che si è creato un meccanismo tale che il rigassificatore potrà sempre essere ripagato in 20 anni anche quando non “lavori”, in questo caso a scapito degli utenti della rete, ovvero i consumatori italiani.
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