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SMETTIAMO DI BRUCIARE IL FUTURO!
s.Gas è un comitato costituito da libere persone ed associazioni.
Diciamo NO all'ipotesi di un rigassifictore a Ravenna ricercando l'obiettivo di affrancarci dalla dipendenza dai combustibili fossili ed orientare la politica energetica verso alternative rinnovabili.

Dal Petrolio al Sole

Scritto mercoledì, 26 maggio 2010 da admin

Mercoledì 26 maggio – ore 20.30

Presso la sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro

Lugo – Corso Matteotti, 56

DAL PETROLIO AL SOLE

Il petrolio sta per finire: quanto ne resta?
Esaurito il petrolio, cosa accadrà?
Che significato ha la curva di consumo del petrolio (Picco di Hubbert)?
Quali sono gli impatti del consumo di combustibili fossili sull’ambiente?
Che alternative abbiamo?
L’energia solare potrà mai sostituire quella prodotta oggi dai combustibili fossili?
E le biomasse, sono realmente sostenibili?
L’Italia su quali energie vede il proprio futuro?

Ne parliamo con il
Prof. UGO BARDI

Docente del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze e Presidente dell’ASPO Italia. L’ASPO, www.aspoitalia.it, è un’associazione internazionale composta principalmente da scienziati che studiano il consumo dei combustibili fossili (Teoria di Hubbert) e le possibili alternative.

Sarkozy ha trovato un Gonzo

Scritto mercoledì, 25 febbraio 2009 da admin

sarkozy_gonzo

Sembra che monsieur Sarkò, nel suo perigrinare alla ricerca di qualcuno che possa condividere con lui le spese per risollevare il nucleare francese in un momento di forte criticità,  abbia finalmente trovato un Gonzo.

Chi ci sarà dietro quella maschera? No, non c’è chi credi tu, anche se ne intravedi il lobo di un orecchio, … ci sei tu, ci sono io, ci siamo tutti noi italioti (italiani + idioti) rincretiniti da televisioni e giornali omologati ed omogeneizzati (così li digeriamo meglio).

Nucleare? massì! dai! proviamoci!

(male che vada un po’ di lavoro lo si crea comunque)

Precisazione: non è che Sarkozy è più basso dell’altro (nella guerra dei tacchi sono pari), si tratta del solito vecchio trucco dello sgabellino e di un ottimo filtro di agenzia che lascia passare solo le immagini compiacenti.
Ah, già! Dimenticavo di dire che l’annuncio è stato fatto il giorno di carnevale, Martedi grasso! Se no come si spiegherebbe la maschera?

Chi ha lasciato il Gas aperto?!!!

Scritto domenica, 25 maggio 2008 da admin

E già, perché bisogna stare attenti, c’è il pericolo di intossicazione e di esplosione!
Pensate che addirittura in un celebre carosello il Caballero della pampa sconfinata che voleva fuggire con la sua bella si raccomandava: “Carmencita, amore mio, chiudi il gas e vieni via!“.

Ma il gas su cui voglio portare l’attenzione non viene dalle cucine di migliaia di “azdore” perse nei fumi del ragù e nemmeno dai vecchi campi petroliferi sovietici; si tratta di un fenomeno “naturale” che riguarda la zona sub artica (l’allarme non è nuovo) (poveri Innuit, e poveri orsi bianchi).
A causa dell’anomalo incremento delle temperature nella tundra, il permafrost, lo strato di terreno che rimane congelato anche nel periodo estivo, tende a scioglersi ed a liberare il metano che imprigiona sottoforma di idrato. Il metano (CH4) ha un effetto serra circa 25 volte maggiore rispetto alla CO2, per fortuna la sua molecola in atmosfera mediamente ha una durata di solo qualche mese (contro i 150 anni della anidrite carbonica) dopo di che si combina con altri componenti e l’atomo di carbonio va a formare una molecola di CO2.
Il guaio però è che le quantità in gioco sono enormi, si stima che la CO2 cedibile dalla tundrasia di 1000 miliardi di tonnellate (le attuali emissioni annue dovute alle attività umane sono attorno agli 8 miliardi di tonnellate). E una recente proiezione rivela che i primi 3 metri di permafrost potrebbero scongelarsi entro la fine del secolo.

Ma cosa si può fare per controllare la situazione?
Alcuni ricercatori hanno fatto delle ipotesi su di un paio di scenari utilizzando un modello climatologico interattivo; se si prova a stabilizzare la concentrazione di CO2 in atmosfera a 550 ppm (attualmente siamo a 386 ppm) si può ipotizzare una riduzione delle aree coperte da permafrost a 1.500.000 di miglia quadrate (oggi sono 4.000.000), se si considera una concetrazione di 690 ppm l’area si ridurrebbe a sole 800.000 miglia quadrate.
Ma questi sono calcoli conservativi (per difetto) in quanto tengono conto solo delle emissioni dovute alle attività umane e non dell’effetto feedback dovuto allo scioglimento stesso.
In pratica si ritiene che per salvare la tundra, e in definitiva il clima stesso, sia necessario restare sotto ai 450 ppm di CO2, questo obiettivo è raggiungibile solo se l’umanità emetterà non più di 5 miliardi di tonnellate di CO2/anno, attualmente sono 8 miliardi con un incremento tendenziale del 3% all’anno.
L’alternativa, cioè superare il punto di non ritorno (sicuramente inferiore a 550 ppm), significa alimentare un meccanismo tale da amplificare il suo proprio effetto e raggiungere con facilità i 1000 ppm e oltre, il che vuol dire la fine della vita su questo pianeta così come l’ha conosciuta l’homo sapiens.
(tradotto da questo articolo con mie integrazioni e semplificazioni)

Cari Marcegaglia & c., vogliamo proprio insistere con ’sta crescita?
Vogliamo fare un po’ di nucleare? Parliamone, giustamente non in modo ideologico, ma nemmeno con il paraocchi, per favore!
Ma permettetemi di dire che non è concepibile (realistico), oggi, progettare un piano energetico che punta ancora su “una crescita sostenuta”!

Piuttosto mi viene un pensiero: non possiamo vedere la nostra attuale “crescita zero” come un’occasione invece che una malattia?
Non può essere l’opportunità per trovare un riequilibrio tra produttori e consumatori? Per insegnare alle persone a rivivere il proprio territorio? Per armonizzare i rapporti di forza tra le diverse generazioni? Per imparare ad usare al meglio le risorse rinnovabili senza compromettere i nostri pronipoti? Per soddisfare energeticamente le nostre esigenze di civiltà e comunicazione senza correre dietro pornograficamente al profitto per sé?

Ci inventiamo una nuova Itaglian way of Life? Che sia esportabile?

Aggiornamento

(29-5-2008)

Questa è la mappa dei depositi conosciuti degli idrati di metano pubblicata sull’ultimo numero della rivista Nature e riportata in questo blog di wired.com.
Oltre alle notizie di cui ho già raccontato ci sono diversi link interessanti da spulciare.

Ah! La cosa ha interessato anche il buon Beppe Caravita che ne fa un buon riassunto sul suo blog

La Ribollita

Scritto venerdì, 23 maggio 2008 da admin

La Ribollita rappresenta il piatto toscano probabilmente più conosciuto (dopo la bistecca) ed è l’emblema di questa tendenza “naturalmente salutista” della cucina toscana.
La Ribollita è un classico piatto di recupero: il suo nome nasce proprio dal fatto che gli ingredienti principali sono le verdure cotte avanzate dai giorni precedenti che vengono, appunto, fatte ribollire tutte insieme, con l’aggiunta di pane raffermo. La ribollita è condita, a fine cottura, con olio extravergine di oliva.
Della ribollita ovviamente non esiste un’unica ricetta, tuttavia alcuni ingredienti sono essenziali per poterla definire tale: i fagioli e il cavolo nero.
Il cavolo nero è una de lle varietà di cavolo meno conosciuta, la cui diffusione è strettamente stagionale. È costituito da foglie allungate ed arricciate di colore molto scuro.
La preparazione della ribollita prevede di ridurre in purea al passaverdure una parte dei fagioli cannellini, e di cuocerli insieme al cavolo nero e ad altri odori e verdure (porro, cipolla, carote, zucchine, pomodori, bietola, cavolo verza, ecc.) Dopo aver fatto bollire il tutto si aggiunge il pane tagliato a fette con i fagioli interi.
(da cibo360.it)

Una variante della Ribollita, particolarmente in voga in questi giorni, è stata illustrata da alcuni nuovi cuochi, si presenta così: investire nell’energia nucleare, realizzare al più presto i rigassificatori e i termovalorizzatori,

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Zabaglione all’Uovo

Scritto domenica, 9 marzo 2008 da admin

zabaglione all’uovo

Dolce ed Energetico

Ingredienti per 4 persone: 4 tuorli, 2 dl di Marsala, 150 gr di zucchero semolato.
Mettete i tuorli in un pentolino con lo zucchero e lavorateli per alcuni minuti con una frusta a mano in modo da renderli schiumosi.
Unite il vino e mescolate per bene.
Mettete ora il pentolino a bagnomaria e fate montare lo zabaglione sbattendo ininterrottamente con la frusta. Si deve ottenere una crema molto leggera senza mai arrivare a farla bollire. La consistenza cremosa deve essere uniforme e non deve restare una parte liquida sul fondo.
Versate subito lo zabaglione in 4 ciotoline o tazze e servite (è buono sia caldo che freddo).

Se però proprio non vi va di farlo in casa allora potete comperare uno di questi due zabaglioni (o zabaioni) belli e pronti:

Clicca qui per quello del PDseparatore Clicca qui per quello del PdL

Le ricette sono simili, specie per quel che riguarda la parte “energetica” del dolce…

Passando alle cose serie proporrei a tutti di analizzare questa ricetta (Piano Energetico Nazionale) che mi sembra costruita bene, soprattutto perché, partendo da una analisi seria del caos energetico e climatico verso il quale il mondo si sta muovendo, tenta di dare risposte basate sul buon senso, concrete e realizzabili con le attuali tecnologie e con qualche (dovuto) sacrificio.

Questa proposta di PEN rappresenta, per me, i tre quarti del programma di un governo (mondiale?) per i prossimi anni. Di certo sarebbe una svolta epocale, quello che serve per darci un po’ di speranza prima di dire “ognuno pensi a se stesso”.

Credo che alle prossime elezioni voterò qualcuno solo se avrà la capacità di dibattere pubblicamente su questa bozza e prenderà degli impegni precisi sui problemi che essa si pone di risolvere. Per questo mi impegno a diffonderlo ed a rompere le scatole più che posso (il mio semplice contributo alla campagna elettorale).

p.s.
(Eugenio Saraceno -from ASPO- For President!)

Un triste panorama energetico

Scritto mercoledì, 10 ottobre 2007 da admin

Dopo il casino fatto con l’ordine dei medici Bersani è volato a Bruxelles per sostenere il carbone pulito di Enel.
Esistono diversi progetti internazionali ed europei (ad esempio ZEP) per la ricerca sulla cattura e lo stoccaggio della CO2, e recentemente Enel ha annunciato l’investimento di 300 Milioni di euro in due impianti sperimentali a Brindisi, uno per il trattamento dei fumi e l’altro per un sistema a combustione con acqua e ossigeno puro (Oxy firing).

In questo mio commento ad un articolo di Beppe Caravita pubblicato sul Sole 24 Ore, esprimo i miei dubbi ed i miei timori sull’ipotesi del CCS (carbon capture and storage). Dubbi che non riguardano la ricerca, ci mancherebbe, quella deve essere fatta, se non altro per le ricadute di tecnologia.

Sembra però che Enel abbia fatto i conti considerando di guadagnarci col business del CCS. In pratica dice: se riesco a sottrarre all’atmosfera un tot di CO2 allora posso vendere questo credito sul mercato a chi non ha la possibilità di abbattere le sue emissioni; così quello può continuare a produrre la sua energia ed io ci guadagno qualcosa che mi serve ad abbattere i costi della tecnologia che uso per produrre energia pulita. Che, detta così non sembra neanche male…

Bersani è andato ad esporre la sua ricetta all’Europa per vedere se gli sovvenziona questo modo di combattere la CO2.
Mi sa però che oltre a volere “la botte piena e la moglie ubriaca” vogliano anche “legare il cane con la salsiccia:o

Certo che il business che si apre ai monopolisti dell’energia, alle società petrolifere ed alle loro consociate di servizio, è gigantesco.

Però …
Di seguito riporto la notizia dell’agenzia AGI ed un commento sul CCS di Massimo Ippolito (che è l’inventore della più promettente intuizione per produrre energia pulita, il KiteGen).

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La partita per l’ambiente

Scritto mercoledì, 10 ottobre 2007 da admin

Domani in sede ministeriale verrà deciso il sito su cui dovrà sorgere la centrale a biomasse che “compenserà” la dismissione dell’ex zuccherificio di Russi.
Gli appelli ad un ultimo atto di ragionevolezza però non si attenuano, e nelle ultime ore anche numerosi agricoltori hanno sottoscritto un documento in cui diffidano gli enti locali ed il gruppo Maccaferri a tutela delle proprie colture, delle proprietà e dei legittimi interessi.
I singoli cittadini non hanno mai avuto voce in capitolo, si sono riuniti nel comitato Articolo 32 ma non sono mai riusciti ad aprire un dialogo ed un vero confronto, pur prospettando soluzioni alternative che avrebbero salvaguardato, comunque, i posti di lavoro e che sarebbero state meno impattanti sul territorio.
Si dice che il nuovo impianto inquinerà meno della vecchia fabbrica dello zucchero, si vedrà, però sembra che si sia persa un’occasione per fare un vero salto di qualità.
La “lungimiranza” che ha portato a sottovalutare la crisi del settore saccarifero (già da molti anni) si sta esprimendo in scelte legate ancora una volta agli incentivi per la dismissione e la riconversione in attività sovvenzionate dai Certificati Verdi. Ma siamo abituati così, non è da dimenticare che anche lo zucchero era sovvenzionato e non poco.

Senza di questi non ci sarebbe l’interesse a fare questo nuovo impianto, e si potrebbe cambiare strada.

… e corre corre corre la locomotiva …

Questo è il comunicato che s.Gas e gli amici di Beppe Grillo di Ravenna hanno diffuso nei giorni scorsi.

Qui sotto la lettera di una cittadina di S. Michele (una frazione di Ravenna ai confini del comune di Russi e vicina alla probabile zona di insediamento del nuovo impianto).

La partita per l’ambiente.

Partecipo, come cittadina residente a San Michele, all’attività del comitato Art. 32 che si oppone al progetto di riconversione dell’ex zuccherificio Eridania di Russi in centrale a biomassa e osservo la partita che si sta giocando tra cittadini e agricoltori locali da una parte e industriali, sindacato e amministratori pubblici dall’altra.
Per comprendere l’importanza della posta in gioco occorre partire da due constatazioni. Leggi il resto… »

Ce l’ha fatta!!!

Scritto sabato, 6 ottobre 2007 da admin

Grandioso Bersani, sta mantenendo gli impegni!
Ricordo che a fine agosto alla festa dell’Unità di Ravenna insistette sul fatto che il nuovo PD doveva cambiare il linguaggio, usare toni diversi per riconciliare tutta quella gente che si stava disaffezzionando alla politica.
E raccolse gli applausi della platea.
Mancavano pochi giorni al V-Day…

Ha capito la lezione …
… anzi, ha anticipato i tempi e sta già cambiando il linguaggio! :o

Comunicato della Federazione regionale dell’Emilia Romagna degli Ordini dei Medici chirughi ed Odontoiatri

Lettera del ministro Bersani ai ministri Turco e Mastella

La risposta di Pizza (presidente Ordine dei medici E-R) alla lettera di Bersani

Miracoli italiani: l’acciaio diventa Bio

Scritto venerdì, 31 agosto 2007 da admin


Cecilia Ravera Oneto, 1964, Altoforno a Cornigliano, olio su tela

Dal blog di Federico Valerio riporto una sua lettera aperta ad Emilio Riva titolare delle Acciaierie di Cornigliano (ex …, ex …, ex ILVA, ex Finsider, …), la più importante azienda nazionale per la produzione e la lavorazione del ferro.

C’entra ancora l’olio di palma, la questione è sempre quella: noi che paghiamo nella bolletta Enel un 6/7% in più per sovvenzionare una prodotto energetico rinnovabile assolutamente non sostenibile la cui coltivazione aggrava l’emissione di CO2 in atmosfera, anzichè alleggerirla, e che distrugge la foresta pluviale indonesiana!

Non resta che dire ancora una volta BASTA! Facciamo qualcosa, sensibilizziamo il Ministro dell’ambiente affinché si tolgano a questi bio combustibili le sovvenzioni dei certificati verdi e che, anche alla luce degli ultimi rincari dei generi alimentari, si attui una moratoria ed un ripensamento profondo su tutto l’affare dei bio-fuels.

Diamo il buon esempio almeno una volta e … (per Prodi e Scaroni) basta con le Bush-ate!

 

Per un’altra Terra, OtherEarth.net

Scritto domenica, 26 agosto 2007 da admin

Lo scorso febbraio, commentando un articolo di Joseph Stigliz (una coalizione di volenterosi per il clima) ricordavo che purtroppo si ha spesso a che fare con chi ragiona solo considerando l’aspetto economico dell’energia, infischiandosene del resto. Fra questi il nostro ministro degli esteri, che allora introdusse il 20* Congresso Mondiale dell’Energia (World Energy Council) auspicando un incremento dell’energia prodotta dal carbone e disquisendo di supposti affrancamenti dai monopolisti del gas e di aperture per cooperazioni con paesi per ora rimasti ai margini dei transiti e, non troppo implicitamente, ai rigassificatori.

Otherearth.net lancia un appello alla mobilitazione per proporre un altro modello energetico per una nuova economia.
Accogliamo volentieri il loro invito a partecipare alle iniziative che si svolgeranno a Roma in concomitanza al WEC.