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SMETTIAMO DI BRUCIARE IL FUTURO!
s.Gas è un comitato costituito da libere persone ed associazioni.
Diciamo NO all'ipotesi di un rigassifictore a Ravenna ricercando l'obiettivo di affrancarci dalla dipendenza dai combustibili fossili ed orientare la politica energetica verso alternative rinnovabili.

BUEN VIVIR, una speranza

Scritto martedì, 2 marzo 2010 da admin

Il 13 marzo alle 20:00 allo Spartaco di Ravenna sarà presentato il libro  di Giuseppe De Marzo “Buen vivir”.
Un’utopia o una speranza concreta? Alcuni popoli del Sudamerica stanno sperimentando questa via, chissà che non sia giusta anche per i popoli del nord del mondo.

La sofferenza di Haiti

Scritto giovedì, 21 gennaio 2010 da admin

haiti-2008

Il terremoto della scorsa settimana è stato un disastro naturale, ma la carneficina è il risultato di un rapporto punitivo con il mondo esterno.

(questa foto di Haiti è del 2008)

Miracoli italiani: l’acciaio diventa Bio

Scritto venerdì, 31 agosto 2007 da admin


Cecilia Ravera Oneto, 1964, Altoforno a Cornigliano, olio su tela

Dal blog di Federico Valerio riporto una sua lettera aperta ad Emilio Riva titolare delle Acciaierie di Cornigliano (ex …, ex …, ex ILVA, ex Finsider, …), la più importante azienda nazionale per la produzione e la lavorazione del ferro.

C’entra ancora l’olio di palma, la questione è sempre quella: noi che paghiamo nella bolletta Enel un 6/7% in più per sovvenzionare una prodotto energetico rinnovabile assolutamente non sostenibile la cui coltivazione aggrava l’emissione di CO2 in atmosfera, anzichè alleggerirla, e che distrugge la foresta pluviale indonesiana!

Non resta che dire ancora una volta BASTA! Facciamo qualcosa, sensibilizziamo il Ministro dell’ambiente affinché si tolgano a questi bio combustibili le sovvenzioni dei certificati verdi e che, anche alla luce degli ultimi rincari dei generi alimentari, si attui una moratoria ed un ripensamento profondo su tutto l’affare dei bio-fuels.

Diamo il buon esempio almeno una volta e … (per Prodi e Scaroni) basta con le Bush-ate!

 

La trappola demo-energetica

Scritto venerdì, 24 agosto 2007 da admin

Il professor Luigi De Marchi interviene sul suo blog con un interessante commento a proposito dei biocarburanti focalizzando il discorso sulla questione demografica.
Anche Giovanni Sartori in un recente articolo sul Corriere della sera (15 agosto) poneva l’accento sul controllo demografico.

Noi, (s.gas), nel nostro piccolo, abbiamo sempre considerato la sovrappopolazione una delle tre variabili principali da controllare per evitare “riaggiustamenti” indesiderabili (naturali o provocati dall’uomo).
Per la cronaca le altre variabili sono i cambiamenti climatici e l’esaurimento delle risorse fossili. Il punto di equilibrio, affinché il sistema uomo-terra sia sostenibile, dipende fortemente dalla quantità di energia di cui l’uomo può disporre e dalla sua qualità. Un sistema che considera illimitata la risorsa energetica (per altro della peggior specie) tende ad azzerare le condizioni di sopravvivenza.

“E’ ormai esploso su tutta la stampa dei paesi industrialmente avanzati e, spesso, anche su quella del Terzo Mondo, il dibattito sui cosiddetti biocarburanti: ora salutati come una grande speranza di sviluppo per i paesi poveri o di liberazione dal ricatto petrolifero islamico per quelli dell’Occidente liberale, ora maledetti come una nuova trappola economica ed ecologica per il mondo intero.
Vediamo anzitutto perché tanto entusiasmo: un entusiasmo che ha trovato la sua immagine simbolica nella calda e cordiale stretta di mano scambiata di recente tra Bush, il presidente americano conservatore, e Lula, il presidente brasiliano progressista per cui tifano da anni tutte le sinistre europee e terzomondiste.” CONTINUA

Le minacce sui popoli indigeni

Scritto giovedì, 16 agosto 2007 da admin

Dopo la scomparsa della nostra Daniela riprendiamo un po’ le fila del blog con una notizia lei che avrebbe sicuramente commentato a suo modo. Ultimamente il suo impegno era particolarmente rivolto a denunciare le discriminazioni ed i conflitti di cui sono vittima i popoli che vivono sotto regimi dittatoriali (spesso appoggiati dalle compagnie estrattive) a causa delle ricchezze nei loro territori. Fra questi, se possibile, i popoli indigeni e tribali sono quelli che subiscono le maggiori violenze fisiche e culturali.

Recentemente, il 9 agosto si è celebrata la “giornata internazionale dei popoli autoctoni“, il segretario dell’ONU ha invitato la comunità internazionale ad un’azione urgente in loro difesa.

“Dovremmo ascoltare i popoli indigeni: con la loro vasta conoscenza dell’ambiente in cui vivono, possono e devono giocare un ruolo cruciale negli sforzi globali per contrastare i cambiamenti climatici” .

E proprio sui problemi climatici e dell’energia punta il dito l’Associazione per i Popoli Minacciati - che ha lanciato un allarme sulle conseguenze della ’scoperta’ del biodiesel da parte dell’Europa. “Solo in Malaysia e Indonesia 47 milioni di persone appartenenti a diverse popolazioni native sono vittime dirette dei progetti governativi di aumentare l’estensione delle piantagioni di palma da olio, destinate alla produzione del cosiddetto biodiesel” - afferma un comunicato di APM.

Non si sta parlando di un altro mondo, è il nostro mondo, e basta che ci guardiamo intorno, ad esempio verso Conselice (ma è solo uno dei tanti casi), per capire che siamo noi, con la nostra illusione di crescita continua (e sennò come facciamo a pagarci le pensioni e a sostenere i mutui?) a provocare tutto questo.

Non sarebbe il caso di ripensarci un attimo?

Per il momento non posso che appoggiare il comitato C.A.S.T.A. nel suo ricorso al TAR, magari lo possiamo fare in tanti anche solo mandando una mail di incoraggiamento.

Bio-Idrogeno dal Bio-Etanolo

Scritto mercoledì, 18 luglio 2007 da Claudio Lanconelli

Bersani è ormai un amico di Ravenna e ci viene volentieri ogni volta che glielo chiedono.
E glielo chiedono di frequente perché lui ha un fare che riesce, spesso, ad appianare i tanti dissidi tra amministrazione ed industriali, ed ha sempre una parola buona per noi, una volta disse che i ravennati erano bravissimi a fare convivere fianco a fianco lo sviluppo turistico e lo sviluppo industriale dell’area portuale, e che avremmo sicuramente saputo accettare un rigassificatore posto al largo delle nostre spiagge (in occasione di una conferenza sulla concorrenzialità presso la camera di commercio nell’ottobre del 2006).
Mi chiedo ancora se quella frase fosse una presa per il sedere o un complimento, sta di fatto che è una verità innegabile. Anche se … riflettendo … mi sembra che lo sviluppo turistico di Marina di Ravenna (un tempo “morta”) abbia avuto inizio dieci - quindici anni fa, guarda caso, in un periodo di profonda crisi del modello industriale ravennate con la chiusura ed il trasferimento di molte delle attività della ex Ferruzzi, la chiusura definitiva della raffineria SAROM, lo “smembramento” delle attività dell’Enichem.
Marina godeva finalmente, dopo 50 anni di un ambiente e di un aria che si stavano ripulendo dai miasmi delle raffinerie, le case ed i bagni costavano pochissimo rispetto ad altre località rivierasche ed è stato naturale che, anche in mancanza di regolamenti comunali ristrettivi per i bagni (come ad esempio a Cervia o a Rimini), si potessero attrarre i capitali per investire in attività alternative e di tendenza che richiamassero le masse dei giovani (quelli che spendono…) nei fine settimana.

Il 21 luglio Bersani torna a trovarci, questa volta per innaugurare il porto turistico di CasalBorsetti (sul quale i verdi credo abbiano qualcosa da ridire), per dare l’avvio alla variante della S.S. 16 di Alfonsine (ce n’era bisogno da sempre e sarei stato più contento che fosse venuto per innaugurarla, magari avendo contemplato anche di bypassare Mezzano), per partecipare alla presentazione del progetto “un ponte verso i combustibili ad emissione zero”, che consiste nella realizzazione di un impianto per fornire combustibili “ultra ecologici” basati su metano (CNG) ed idrogeno rinnovabile da bioetanolo (bio-idrogeno), da usare sugli autobus dell’ATM.
Questo progetto viene proposto dalla Rosetti Marino s.p.a., un’azienda storica per lo sviluppo della tecnologia del gas naturale in Italia e per la fornitura di piattaforme per l’industria estrattiva off-shore in tutto il mondo.

L’interesse di questa azienda per le energie rinnovabili mi sembra piuttosto strano.
Non metto minimamente in dubbio la capacità impiantistica e le soluzioni tecnologiche che vengono proposte per trattare un elemento così “sottile” come l’idrogeno.
Ma suona stonato il ricorso al bio-etanolo per produrre del “bio-idrogeno”. Leggi il resto… »

17 giugno 2007: “Attacco” alla flowstation di Ogboinbiri

Scritto martedì, 10 luglio 2007 da daniela versari

ASUD INFORMA

Un’analisi di A Sud sulle ultime vicende Eni-Nigeria, l’articolo non è recentissimo, ma vale la pena di leggerlo per capire le dinamiche ed i modi di agire della multinazionale del cane a sei zampe.

Il primo comunicato delle agenzie di Stampa e dell’ENI riportava poche scarne righe descrivendo l’ennesima azione contro la compagnia petrolifera di stato.

18 giugno 2007 - ore 07:59

Attacco alla flowstation di Ogboinbiri

Eni informa che nella prima mattina del 17 giugno un gruppo di uomini armati ha occupato la flow station di Ogboinbiri nello stato di Bayelsa in Nigeria. Al momento dell’attacco erano presenti 24 lavoratori nigeriani e 51 soldati. 40 soldati e 8 lavoratori sono riusciti a lasciare la flow station. Secondo quanto risulta ad Eni pare non ci siano stati feriti o morti durante l’attacco.
Eni sta collaborando con le autorita’ del Bayelsa per ottenere una rapida e positiva soluzione. (www.eni.it)
La notizia nella sua incongruità ha attirato l’attenzione dell’Osservatorio sull’ENI, di cui la nostra Onlus fa parte.

>>> Leggi l’articolo completo su www.asud.net >>>

Era ora!

Scritto venerdì, 6 luglio 2007 da Claudio Lanconelli

La Comunità Europea nel recente passato ha promosso l’uso dei biocarburanti, in alternativa ai combustibili fossili, come una chiave della strategia per controllare i cambiamenti climatici.
Ora riconosce che la loro produzione può essere ecologicamente distruttiva, ed ha convenuto che, invece di aiutare la riduzione di anidride carbonica, i biocombustibili contribuiscono al suo incremento, specialmente se per produrli si distruggono foreste e zone umide.

Qui, in inglese, si può leggere qualcosa di più sull’argomento.

Questo è una pagina della wikipedia sulla palma da olio.

Spero tanto che questo nuovo corso IMPEDISCA le porcate che Prodi e Scaroni voglio fare in Africa (piantagioni di biocombustibili in Angola), e che BLOCCHI i certificati verdi che l’Italia dovrebbe elargire alle centrali a biomassa come quella in progetto a Conselice (Motori Unigrà) dove, oltre agli oli di scarti industrali, si brucerà l’olio di palma.

Overshoot e Willy Coyote

Scritto mercoledì, 20 giugno 2007 da Claudio Lanconelli

Lo scorso 30 maggio dopo la conferenza di Latouche a Ravenna espressi, agli iscritti al gruppo-lavoro-energie, le mie perplessità sull’applicabilità della “decrescita” che qui riporto brevemente:
[...] ma quando si va oltre l’impegno personale, che risolve poco più del problema di coscienza di noi occidentali benestanti, e si comincia a pensare olisticamente ad una soluzione per la sovrappopolazione mondiale, all’esigenza di sufficienti fonti energetiche rinnovabili, al mantenimento di una condizione esistenziale “decente per tutti”, ecco che il progetto scricchiola, vacilla sul fatto che la presa di coscienza “dal basso” può essere troppo lenta per evitare conseguenze nefaste, non regge al fatto che non è praticabile, in tempi brevi, l’idea di un governo mondiale che si assuma la responsabilità di GOVERNARE una riduzione generale della popolazione, sia nei paesi che hanno una grande impronta ecologica sia in quelli attualmente più poveri. E poi sarebbe necessario un impensabile (al momento) atteggiamento consenziente da parte dei principali credi religiosi, la cui morale dovrebbe accompagnare e guidare queste pratiche di governo.
Mi sembra in definitiva che nel discorso di Latouche questo aspetto venga semplicemente eluso ed inconsciamente lasciato alla dura mano di madre natura ed alle sue pratiche selettive.
Ma dovremmo pensare anche a quanto sarebbero dure cruente e sanguinarie le nostre pratiche selettive, se ci trovassimo a corto di energia.[...]

Ora leggo questo ottimo articolo su “The Oil Drum” sulle cui conclusioni vi invito a riflettere.
Lo so, è lungo ed è in inglese ma è uno di quegli articoli che faranno storia soprattutto per lo studio dell’evoluzione della popolazione da qui al 2080 seguendo l’ipotesi di modelli legati alle conseguenze del peak oil.

Agghiacciante, ci credete? Pensavo che gli scenari apocalittici non mi riguardassero direttamente ma forse dovrò ricredermi (e dovrò stare molto attento verso il 2040).

Storie di sangue e rigassificatori, una questione morale: appello da peacelink

Scritto mercoledì, 2 maggio 2007 da daniela versari

Già da tempo ho sollevato su questo blog lo scandaloso retroscena tutto italiano sulla scelta (politica) dei rigassificatori. Voglio girarvi questo appello partito già dal 3 settembre 2006, da me aggiornato con gli ultimi sviluppi di una scandalosa realtà che purtroppo non riesce a coinvolgere la cittadinanza italiana in modo tale da formare una massa critica:
il solito italiota vizio di occuparsi solo del proprio benessere, tanto l’Africa è lontana; il non voler vedere per non dover pensare e fare autocritica;
il voler delegare tutto al governo di turno per poi lamentarsi se le cose non vanno bene;
come cantava Jannacci, i soliti accordi;
come dico io, il solito vizio di sentirsi in pace con la coscienza versando un piccolo contributo a qualche onlus od ong una volta l’anno, tanto è pure deducibile dalle tasse.

Voglio ribadire ancora una volta che IO NON CI STO, e che spero assieme a me si uniscano i compagni di lotta con cui sto combattendo le mie/nostre battaglie civili; i compagni di lotte che, sotto il segno della pace, si adoperano e si sbattono fino all’esaurimento, quelli che non si limitano solo ad indignati comunicati stampa sotto l’egida del proprio partito di appartenenza, o protestano solo per salvaguardare la propria salute e il loro orticello. E per questa volta perdonatemi la vis polemica di questo post, ma “anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano”…
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