INCLUDE_DATA

SMETTIAMO DI BRUCIARE IL FUTURO!
s.Gas è un comitato costituito da libere persone ed associazioni.
Diciamo NO all'ipotesi di un rigassifictore a Ravenna ricercando l'obiettivo di affrancarci dalla dipendenza dai combustibili fossili ed orientare la politica energetica verso alternative rinnovabili.

Dal Petrolio al Sole

Scritto mercoledì, 26 maggio 2010 da admin

Mercoledì 26 maggio – ore 20.30

Presso la sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro

Lugo – Corso Matteotti, 56

DAL PETROLIO AL SOLE

Il petrolio sta per finire: quanto ne resta?
Esaurito il petrolio, cosa accadrà?
Che significato ha la curva di consumo del petrolio (Picco di Hubbert)?
Quali sono gli impatti del consumo di combustibili fossili sull’ambiente?
Che alternative abbiamo?
L’energia solare potrà mai sostituire quella prodotta oggi dai combustibili fossili?
E le biomasse, sono realmente sostenibili?
L’Italia su quali energie vede il proprio futuro?

Ne parliamo con il
Prof. UGO BARDI

Docente del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze e Presidente dell’ASPO Italia. L’ASPO, www.aspoitalia.it, è un’associazione internazionale composta principalmente da scienziati che studiano il consumo dei combustibili fossili (Teoria di Hubbert) e le possibili alternative.

Sabato 13 febbraio STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO

Scritto martedì, 19 gennaio 2010 da admin

Sabato 13 Febbraio alle 9:00
presso la Sala Spadolini della Biblioteca Oriani
di Ravenna, via Corrado Ricci, 26
si terrà un incontro pubblico con
DOMENICO FINIGUERRA
(sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Associaizone Rete Nuovo Municipio, Associazione Comuni Virtuosi, promotore del Movimento Stop al Consumo del Terrritorio)

PER UN’ALTRA ITALIA PER UN ALTRO MONDO

info.comitatodopolundiciottobre@gmail.com


Chi ha lasciato il Gas aperto?!!!

Scritto domenica, 25 maggio 2008 da admin

E già, perché bisogna stare attenti, c’è il pericolo di intossicazione e di esplosione!
Pensate che addirittura in un celebre carosello il Caballero della pampa sconfinata che voleva fuggire con la sua bella si raccomandava: “Carmencita, amore mio, chiudi il gas e vieni via!“.

Ma il gas su cui voglio portare l’attenzione non viene dalle cucine di migliaia di “azdore” perse nei fumi del ragù e nemmeno dai vecchi campi petroliferi sovietici; si tratta di un fenomeno “naturale” che riguarda la zona sub artica (l’allarme non è nuovo) (poveri Innuit, e poveri orsi bianchi).
A causa dell’anomalo incremento delle temperature nella tundra, il permafrost, lo strato di terreno che rimane congelato anche nel periodo estivo, tende a scioglersi ed a liberare il metano che imprigiona sottoforma di idrato. Il metano (CH4) ha un effetto serra circa 25 volte maggiore rispetto alla CO2, per fortuna la sua molecola in atmosfera mediamente ha una durata di solo qualche mese (contro i 150 anni della anidrite carbonica) dopo di che si combina con altri componenti e l’atomo di carbonio va a formare una molecola di CO2.
Il guaio però è che le quantità in gioco sono enormi, si stima che la CO2 cedibile dalla tundrasia di 1000 miliardi di tonnellate (le attuali emissioni annue dovute alle attività umane sono attorno agli 8 miliardi di tonnellate). E una recente proiezione rivela che i primi 3 metri di permafrost potrebbero scongelarsi entro la fine del secolo.

Ma cosa si può fare per controllare la situazione?
Alcuni ricercatori hanno fatto delle ipotesi su di un paio di scenari utilizzando un modello climatologico interattivo; se si prova a stabilizzare la concentrazione di CO2 in atmosfera a 550 ppm (attualmente siamo a 386 ppm) si può ipotizzare una riduzione delle aree coperte da permafrost a 1.500.000 di miglia quadrate (oggi sono 4.000.000), se si considera una concetrazione di 690 ppm l’area si ridurrebbe a sole 800.000 miglia quadrate.
Ma questi sono calcoli conservativi (per difetto) in quanto tengono conto solo delle emissioni dovute alle attività umane e non dell’effetto feedback dovuto allo scioglimento stesso.
In pratica si ritiene che per salvare la tundra, e in definitiva il clima stesso, sia necessario restare sotto ai 450 ppm di CO2, questo obiettivo è raggiungibile solo se l’umanità emetterà non più di 5 miliardi di tonnellate di CO2/anno, attualmente sono 8 miliardi con un incremento tendenziale del 3% all’anno.
L’alternativa, cioè superare il punto di non ritorno (sicuramente inferiore a 550 ppm), significa alimentare un meccanismo tale da amplificare il suo proprio effetto e raggiungere con facilità i 1000 ppm e oltre, il che vuol dire la fine della vita su questo pianeta così come l’ha conosciuta l’homo sapiens.
(tradotto da questo articolo con mie integrazioni e semplificazioni)

Cari Marcegaglia & c., vogliamo proprio insistere con ’sta crescita?
Vogliamo fare un po’ di nucleare? Parliamone, giustamente non in modo ideologico, ma nemmeno con il paraocchi, per favore!
Ma permettetemi di dire che non è concepibile (realistico), oggi, progettare un piano energetico che punta ancora su “una crescita sostenuta”!

Piuttosto mi viene un pensiero: non possiamo vedere la nostra attuale “crescita zero” come un’occasione invece che una malattia?
Non può essere l’opportunità per trovare un riequilibrio tra produttori e consumatori? Per insegnare alle persone a rivivere il proprio territorio? Per armonizzare i rapporti di forza tra le diverse generazioni? Per imparare ad usare al meglio le risorse rinnovabili senza compromettere i nostri pronipoti? Per soddisfare energeticamente le nostre esigenze di civiltà e comunicazione senza correre dietro pornograficamente al profitto per sé?

Ci inventiamo una nuova Itaglian way of Life? Che sia esportabile?

Aggiornamento

(29-5-2008)

Questa è la mappa dei depositi conosciuti degli idrati di metano pubblicata sull’ultimo numero della rivista Nature e riportata in questo blog di wired.com.
Oltre alle notizie di cui ho già raccontato ci sono diversi link interessanti da spulciare.

Ah! La cosa ha interessato anche il buon Beppe Caravita che ne fa un buon riassunto sul suo blog

La Ribollita

Scritto venerdì, 23 maggio 2008 da admin

La Ribollita rappresenta il piatto toscano probabilmente più conosciuto (dopo la bistecca) ed è l’emblema di questa tendenza “naturalmente salutista” della cucina toscana.
La Ribollita è un classico piatto di recupero: il suo nome nasce proprio dal fatto che gli ingredienti principali sono le verdure cotte avanzate dai giorni precedenti che vengono, appunto, fatte ribollire tutte insieme, con l’aggiunta di pane raffermo. La ribollita è condita, a fine cottura, con olio extravergine di oliva.
Della ribollita ovviamente non esiste un’unica ricetta, tuttavia alcuni ingredienti sono essenziali per poterla definire tale: i fagioli e il cavolo nero.
Il cavolo nero è una de lle varietà di cavolo meno conosciuta, la cui diffusione è strettamente stagionale. È costituito da foglie allungate ed arricciate di colore molto scuro.
La preparazione della ribollita prevede di ridurre in purea al passaverdure una parte dei fagioli cannellini, e di cuocerli insieme al cavolo nero e ad altri odori e verdure (porro, cipolla, carote, zucchine, pomodori, bietola, cavolo verza, ecc.) Dopo aver fatto bollire il tutto si aggiunge il pane tagliato a fette con i fagioli interi.
(da cibo360.it)

Una variante della Ribollita, particolarmente in voga in questi giorni, è stata illustrata da alcuni nuovi cuochi, si presenta così: investire nell’energia nucleare, realizzare al più presto i rigassificatori e i termovalorizzatori,

Leggi il resto… »

Miracoli italiani: l’acciaio diventa Bio

Scritto venerdì, 31 agosto 2007 da admin


Cecilia Ravera Oneto, 1964, Altoforno a Cornigliano, olio su tela

Dal blog di Federico Valerio riporto una sua lettera aperta ad Emilio Riva titolare delle Acciaierie di Cornigliano (ex …, ex …, ex ILVA, ex Finsider, …), la più importante azienda nazionale per la produzione e la lavorazione del ferro.

C’entra ancora l’olio di palma, la questione è sempre quella: noi che paghiamo nella bolletta Enel un 6/7% in più per sovvenzionare una prodotto energetico rinnovabile assolutamente non sostenibile la cui coltivazione aggrava l’emissione di CO2 in atmosfera, anzichè alleggerirla, e che distrugge la foresta pluviale indonesiana!

Non resta che dire ancora una volta BASTA! Facciamo qualcosa, sensibilizziamo il Ministro dell’ambiente affinché si tolgano a questi bio combustibili le sovvenzioni dei certificati verdi e che, anche alla luce degli ultimi rincari dei generi alimentari, si attui una moratoria ed un ripensamento profondo su tutto l’affare dei bio-fuels.

Diamo il buon esempio almeno una volta e … (per Prodi e Scaroni) basta con le Bush-ate!

 

Per un’altra Terra, OtherEarth.net

Scritto domenica, 26 agosto 2007 da admin

Lo scorso febbraio, commentando un articolo di Joseph Stigliz (una coalizione di volenterosi per il clima) ricordavo che purtroppo si ha spesso a che fare con chi ragiona solo considerando l’aspetto economico dell’energia, infischiandosene del resto. Fra questi il nostro ministro degli esteri, che allora introdusse il 20* Congresso Mondiale dell’Energia (World Energy Council) auspicando un incremento dell’energia prodotta dal carbone e disquisendo di supposti affrancamenti dai monopolisti del gas e di aperture per cooperazioni con paesi per ora rimasti ai margini dei transiti e, non troppo implicitamente, ai rigassificatori.

Otherearth.net lancia un appello alla mobilitazione per proporre un altro modello energetico per una nuova economia.
Accogliamo volentieri il loro invito a partecipare alle iniziative che si svolgeranno a Roma in concomitanza al WEC.

La trappola demo-energetica

Scritto venerdì, 24 agosto 2007 da admin

Il professor Luigi De Marchi interviene sul suo blog con un interessante commento a proposito dei biocarburanti focalizzando il discorso sulla questione demografica.
Anche Giovanni Sartori in un recente articolo sul Corriere della sera (15 agosto) poneva l’accento sul controllo demografico.

Noi, (s.gas), nel nostro piccolo, abbiamo sempre considerato la sovrappopolazione una delle tre variabili principali da controllare per evitare “riaggiustamenti” indesiderabili (naturali o provocati dall’uomo).
Per la cronaca le altre variabili sono i cambiamenti climatici e l’esaurimento delle risorse fossili. Il punto di equilibrio, affinché il sistema uomo-terra sia sostenibile, dipende fortemente dalla quantità di energia di cui l’uomo può disporre e dalla sua qualità. Un sistema che considera illimitata la risorsa energetica (per altro della peggior specie) tende ad azzerare le condizioni di sopravvivenza.

“E’ ormai esploso su tutta la stampa dei paesi industrialmente avanzati e, spesso, anche su quella del Terzo Mondo, il dibattito sui cosiddetti biocarburanti: ora salutati come una grande speranza di sviluppo per i paesi poveri o di liberazione dal ricatto petrolifero islamico per quelli dell’Occidente liberale, ora maledetti come una nuova trappola economica ed ecologica per il mondo intero.
Vediamo anzitutto perché tanto entusiasmo: un entusiasmo che ha trovato la sua immagine simbolica nella calda e cordiale stretta di mano scambiata di recente tra Bush, il presidente americano conservatore, e Lula, il presidente brasiliano progressista per cui tifano da anni tutte le sinistre europee e terzomondiste.” CONTINUA

Bio o Necro combustibili?

Scritto sabato, 28 luglio 2007 da Claudio Lanconelli

A proposito di bio - combustibili, ASUD rilancia in italiano la traduzione di questo articolo di Frei Betto.
E’ da quando Bush e Prodi gli hanno fatto visita che mi chiedo che cosa gli sia successo…
Fatto sta che non lo riconosco più e mi sorprende ogni volta con trovate come questa… sebbene i brasiliani siano tra i pochi che se lo possono permettere.
… ho l’impressione che sia molto critica la situazione in Brasile se Lula si presta in questo modo ai giochini di Bush!
Ma l’america di Bush ha bisogno di un partner forte in america latina (visto cosa succede tutto intorno) e allora con la scusa di avvicinare i brasiliani per via del bio-etanolo gli si concede (a differenza di altri) di poter proseguire con i progetti di arricchimento dell’uranio, di progettare nuove centrali nucleari e, visto che ci siamo, anche di un sottomarinino nuclearetto.

Nell’articolo di Frei Betto non si parla dei progetti italo – brasiliani per l’Angola né di altri aumenti come questi (interessante leggere anche i commenti).

Era ora!

Scritto venerdì, 6 luglio 2007 da Claudio Lanconelli

La Comunità Europea nel recente passato ha promosso l’uso dei biocarburanti, in alternativa ai combustibili fossili, come una chiave della strategia per controllare i cambiamenti climatici.
Ora riconosce che la loro produzione può essere ecologicamente distruttiva, ed ha convenuto che, invece di aiutare la riduzione di anidride carbonica, i biocombustibili contribuiscono al suo incremento, specialmente se per produrli si distruggono foreste e zone umide.

Qui, in inglese, si può leggere qualcosa di più sull’argomento.

Questo è una pagina della wikipedia sulla palma da olio.

Spero tanto che questo nuovo corso IMPEDISCA le porcate che Prodi e Scaroni voglio fare in Africa (piantagioni di biocombustibili in Angola), e che BLOCCHI i certificati verdi che l’Italia dovrebbe elargire alle centrali a biomassa come quella in progetto a Conselice (Motori Unigrà) dove, oltre agli oli di scarti industrali, si brucerà l’olio di palma.

Overshoot e Willy Coyote

Scritto mercoledì, 20 giugno 2007 da Claudio Lanconelli

Lo scorso 30 maggio dopo la conferenza di Latouche a Ravenna espressi, agli iscritti al gruppo-lavoro-energie, le mie perplessità sull’applicabilità della “decrescita” che qui riporto brevemente:
[...] ma quando si va oltre l’impegno personale, che risolve poco più del problema di coscienza di noi occidentali benestanti, e si comincia a pensare olisticamente ad una soluzione per la sovrappopolazione mondiale, all’esigenza di sufficienti fonti energetiche rinnovabili, al mantenimento di una condizione esistenziale “decente per tutti”, ecco che il progetto scricchiola, vacilla sul fatto che la presa di coscienza “dal basso” può essere troppo lenta per evitare conseguenze nefaste, non regge al fatto che non è praticabile, in tempi brevi, l’idea di un governo mondiale che si assuma la responsabilità di GOVERNARE una riduzione generale della popolazione, sia nei paesi che hanno una grande impronta ecologica sia in quelli attualmente più poveri. E poi sarebbe necessario un impensabile (al momento) atteggiamento consenziente da parte dei principali credi religiosi, la cui morale dovrebbe accompagnare e guidare queste pratiche di governo.
Mi sembra in definitiva che nel discorso di Latouche questo aspetto venga semplicemente eluso ed inconsciamente lasciato alla dura mano di madre natura ed alle sue pratiche selettive.
Ma dovremmo pensare anche a quanto sarebbero dure cruente e sanguinarie le nostre pratiche selettive, se ci trovassimo a corto di energia.[...]

Ora leggo questo ottimo articolo su “The Oil Drum” sulle cui conclusioni vi invito a riflettere.
Lo so, è lungo ed è in inglese ma è uno di quegli articoli che faranno storia soprattutto per lo studio dell’evoluzione della popolazione da qui al 2080 seguendo l’ipotesi di modelli legati alle conseguenze del peak oil.

Agghiacciante, ci credete? Pensavo che gli scenari apocalittici non mi riguardassero direttamente ma forse dovrò ricredermi (e dovrò stare molto attento verso il 2040).