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SMETTIAMO DI BRUCIARE IL FUTURO!
s.Gas è un comitato costituito da libere persone ed associazioni.
Diciamo NO all'ipotesi di un rigassifictore a Ravenna ricercando l'obiettivo di affrancarci dalla dipendenza dai combustibili fossili ed orientare la politica energetica verso alternative rinnovabili.

Dal Petrolio al Sole

Scritto mercoledì, 26 maggio 2010 da admin

Mercoledì 26 maggio – ore 20.30

Presso la sala conferenze dell’Hotel Ala d’Oro

Lugo – Corso Matteotti, 56

DAL PETROLIO AL SOLE

Il petrolio sta per finire: quanto ne resta?
Esaurito il petrolio, cosa accadrà?
Che significato ha la curva di consumo del petrolio (Picco di Hubbert)?
Quali sono gli impatti del consumo di combustibili fossili sull’ambiente?
Che alternative abbiamo?
L’energia solare potrà mai sostituire quella prodotta oggi dai combustibili fossili?
E le biomasse, sono realmente sostenibili?
L’Italia su quali energie vede il proprio futuro?

Ne parliamo con il
Prof. UGO BARDI

Docente del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze e Presidente dell’ASPO Italia. L’ASPO, www.aspoitalia.it, è un’associazione internazionale composta principalmente da scienziati che studiano il consumo dei combustibili fossili (Teoria di Hubbert) e le possibili alternative.

Chi ha lasciato il Gas aperto?!!!

Scritto domenica, 25 maggio 2008 da admin

E già, perché bisogna stare attenti, c’è il pericolo di intossicazione e di esplosione!
Pensate che addirittura in un celebre carosello il Caballero della pampa sconfinata che voleva fuggire con la sua bella si raccomandava: “Carmencita, amore mio, chiudi il gas e vieni via!“.

Ma il gas su cui voglio portare l’attenzione non viene dalle cucine di migliaia di “azdore” perse nei fumi del ragù e nemmeno dai vecchi campi petroliferi sovietici; si tratta di un fenomeno “naturale” che riguarda la zona sub artica (l’allarme non è nuovo) (poveri Innuit, e poveri orsi bianchi).
A causa dell’anomalo incremento delle temperature nella tundra, il permafrost, lo strato di terreno che rimane congelato anche nel periodo estivo, tende a scioglersi ed a liberare il metano che imprigiona sottoforma di idrato. Il metano (CH4) ha un effetto serra circa 25 volte maggiore rispetto alla CO2, per fortuna la sua molecola in atmosfera mediamente ha una durata di solo qualche mese (contro i 150 anni della anidrite carbonica) dopo di che si combina con altri componenti e l’atomo di carbonio va a formare una molecola di CO2.
Il guaio però è che le quantità in gioco sono enormi, si stima che la CO2 cedibile dalla tundrasia di 1000 miliardi di tonnellate (le attuali emissioni annue dovute alle attività umane sono attorno agli 8 miliardi di tonnellate). E una recente proiezione rivela che i primi 3 metri di permafrost potrebbero scongelarsi entro la fine del secolo.

Ma cosa si può fare per controllare la situazione?
Alcuni ricercatori hanno fatto delle ipotesi su di un paio di scenari utilizzando un modello climatologico interattivo; se si prova a stabilizzare la concentrazione di CO2 in atmosfera a 550 ppm (attualmente siamo a 386 ppm) si può ipotizzare una riduzione delle aree coperte da permafrost a 1.500.000 di miglia quadrate (oggi sono 4.000.000), se si considera una concetrazione di 690 ppm l’area si ridurrebbe a sole 800.000 miglia quadrate.
Ma questi sono calcoli conservativi (per difetto) in quanto tengono conto solo delle emissioni dovute alle attività umane e non dell’effetto feedback dovuto allo scioglimento stesso.
In pratica si ritiene che per salvare la tundra, e in definitiva il clima stesso, sia necessario restare sotto ai 450 ppm di CO2, questo obiettivo è raggiungibile solo se l’umanità emetterà non più di 5 miliardi di tonnellate di CO2/anno, attualmente sono 8 miliardi con un incremento tendenziale del 3% all’anno.
L’alternativa, cioè superare il punto di non ritorno (sicuramente inferiore a 550 ppm), significa alimentare un meccanismo tale da amplificare il suo proprio effetto e raggiungere con facilità i 1000 ppm e oltre, il che vuol dire la fine della vita su questo pianeta così come l’ha conosciuta l’homo sapiens.
(tradotto da questo articolo con mie integrazioni e semplificazioni)

Cari Marcegaglia & c., vogliamo proprio insistere con ’sta crescita?
Vogliamo fare un po’ di nucleare? Parliamone, giustamente non in modo ideologico, ma nemmeno con il paraocchi, per favore!
Ma permettetemi di dire che non è concepibile (realistico), oggi, progettare un piano energetico che punta ancora su “una crescita sostenuta”!

Piuttosto mi viene un pensiero: non possiamo vedere la nostra attuale “crescita zero” come un’occasione invece che una malattia?
Non può essere l’opportunità per trovare un riequilibrio tra produttori e consumatori? Per insegnare alle persone a rivivere il proprio territorio? Per armonizzare i rapporti di forza tra le diverse generazioni? Per imparare ad usare al meglio le risorse rinnovabili senza compromettere i nostri pronipoti? Per soddisfare energeticamente le nostre esigenze di civiltà e comunicazione senza correre dietro pornograficamente al profitto per sé?

Ci inventiamo una nuova Itaglian way of Life? Che sia esportabile?

Aggiornamento

(29-5-2008)

Questa è la mappa dei depositi conosciuti degli idrati di metano pubblicata sull’ultimo numero della rivista Nature e riportata in questo blog di wired.com.
Oltre alle notizie di cui ho già raccontato ci sono diversi link interessanti da spulciare.

Ah! La cosa ha interessato anche il buon Beppe Caravita che ne fa un buon riassunto sul suo blog

L’Italica Avventura

Scritto venerdì, 21 dicembre 2007 da admin


foto tratta da www.italiantartide.it

La nave della foto è l’ITALICA, un rompighiaccio di fabbricazione russa comperato dall’Italia per fornire i servizi di nave appoggio alla missione italiana in Antartide e per compiere studi oceanografici in quei mari.

Lo scorso 11 dicembre è ripartita da Marina di Ravenna per la XXIII° spedizione in Antartide. La notizia è apparsa in un tg nazionale pomeridiano ma non è stata assolutamente raccolta dai giornali locali, peccato, poteva uscirne un bel pezzo e ci sarebbero stati gli spunti per iniziare un’indagine su ciò che rappresenta la ricerca oggi in Italia, sulla ricerca di base e su quella, purtroppo non sempre limpida legata all’industria ed ai suoi finanziamenti.
Questa è la notizia data dal sito italiantartide.it

Ore 14, accompagnata da una serie di fischi della sirena di bordo e salutata dagli applausi dei presenti, l’Italica ha preso il mare: rotta Christchurch in Nuova Zelanda. E’ stata una partenza accompagnata dalla tristezza, al pensiero che in questa XXIII Spedizione non si effettuerà la campagna oceanografica nel Mare di Ross a causa dei tagli ai finanziamenti al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA). L’unica attività, oltre al supporto alle Basi, riguarderà esclusivamente il recupero dei mooring posizionati nel Mare di Ross, tramite i quali in 15 anni si sono ricavati importantissimi dati per lo studio del clima e dei cambiamenti climatici. Una posizione diventata prestigiosa in ambito internazionale e che forse saremo costretti ad abbandonare.

Ma doveva succedere proprio quest’anno?

E’ davvero un peccato che la mancanza di fondi debba fare rinunciare la partecipazione dei ricercatori italiani a campagne come queste, indispensabili per conoscere il passato e capire l’evoluzione tendenziale di un continente che ha tanta importanza sulle variazioni climatiche.
Vi invito a documentarvi sulle ricerche nel sito italiantartide.it, sul sito dell’importantissimo progetto ANDRILL e sui vari blog gestiti dai ricercatori. Fra l’altro c’è anche un bel progetto educazionale portato avanti via internet con alcuni scuole italiane.

Fa rabbia in questo periodo di Natale pensare che un po’ più di sobrietà o qualche giorno in meno di luminarie sarebbero sufficienti a finanziare queste ed altre campagne di ricerca. (ma si deve onorare il dio consumo, sennò il PIL che fine fa? e poi come facciamo a pagare le pensioni se non si cresce? regalate gente, regalate, e, mi raccomando ringraziate sempre quando incontrate qualcuno con dei pacchi).

Fa rabbia, poi, sentire il presidente del consiglio (domenica 16 dicembre a chetempochefa) che dice che l’Italia ha bisogno di puntare sulla scuola sulla ricerca e sulle risorse umane, e che “non so come fare ad emozionaaaare il paese sulla ricerca” e “appassionaaaare di scuola, appassionaaaare di ricerca”…
…forse con qualche taglio in meno ce la farebbe… e saprei anche dove andare a recuperare i soldi, ma non voglio entrare qui nella polemica.

Pazienza, ormai è questa l’Italica Avventura.
E Buon Natale sia!

Un triste panorama energetico

Scritto mercoledì, 10 ottobre 2007 da admin

Dopo il casino fatto con l’ordine dei medici Bersani è volato a Bruxelles per sostenere il carbone pulito di Enel.
Esistono diversi progetti internazionali ed europei (ad esempio ZEP) per la ricerca sulla cattura e lo stoccaggio della CO2, e recentemente Enel ha annunciato l’investimento di 300 Milioni di euro in due impianti sperimentali a Brindisi, uno per il trattamento dei fumi e l’altro per un sistema a combustione con acqua e ossigeno puro (Oxy firing).

In questo mio commento ad un articolo di Beppe Caravita pubblicato sul Sole 24 Ore, esprimo i miei dubbi ed i miei timori sull’ipotesi del CCS (carbon capture and storage). Dubbi che non riguardano la ricerca, ci mancherebbe, quella deve essere fatta, se non altro per le ricadute di tecnologia.

Sembra però che Enel abbia fatto i conti considerando di guadagnarci col business del CCS. In pratica dice: se riesco a sottrarre all’atmosfera un tot di CO2 allora posso vendere questo credito sul mercato a chi non ha la possibilità di abbattere le sue emissioni; così quello può continuare a produrre la sua energia ed io ci guadagno qualcosa che mi serve ad abbattere i costi della tecnologia che uso per produrre energia pulita. Che, detta così non sembra neanche male…

Bersani è andato ad esporre la sua ricetta all’Europa per vedere se gli sovvenziona questo modo di combattere la CO2.
Mi sa però che oltre a volere “la botte piena e la moglie ubriaca” vogliano anche “legare il cane con la salsiccia:o

Certo che il business che si apre ai monopolisti dell’energia, alle società petrolifere ed alle loro consociate di servizio, è gigantesco.

Però …
Di seguito riporto la notizia dell’agenzia AGI ed un commento sul CCS di Massimo Ippolito (che è l’inventore della più promettente intuizione per produrre energia pulita, il KiteGen).

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Per un’altra Terra, OtherEarth.net

Scritto domenica, 26 agosto 2007 da admin

Lo scorso febbraio, commentando un articolo di Joseph Stigliz (una coalizione di volenterosi per il clima) ricordavo che purtroppo si ha spesso a che fare con chi ragiona solo considerando l’aspetto economico dell’energia, infischiandosene del resto. Fra questi il nostro ministro degli esteri, che allora introdusse il 20* Congresso Mondiale dell’Energia (World Energy Council) auspicando un incremento dell’energia prodotta dal carbone e disquisendo di supposti affrancamenti dai monopolisti del gas e di aperture per cooperazioni con paesi per ora rimasti ai margini dei transiti e, non troppo implicitamente, ai rigassificatori.

Otherearth.net lancia un appello alla mobilitazione per proporre un altro modello energetico per una nuova economia.
Accogliamo volentieri il loro invito a partecipare alle iniziative che si svolgeranno a Roma in concomitanza al WEC.

Befane e Carbone

Scritto venerdì, 24 agosto 2007 da admin

E’ una pura coincidenza che il ministro Bersani sia a Ravenna questa sera, lo giuro, (e forse è venuto solo per parlare di PD), ma sta girando questa petizione on line contro il carbone e contro le scelte di politica energetica del ministro, e non posso non darne voce.

Chi vuole può leggere e firmare l‘appello a questo indirizzo.
I motivi sono secondo me condivisibili, ma per approfondire ancora di più la questione vi consiglio anche la lettura di questo pdf (che ho già linkato qualche mese fa), è una riflessione del professor Bardi sul carbone.

Era ora!

Scritto venerdì, 6 luglio 2007 da Claudio Lanconelli

La Comunità Europea nel recente passato ha promosso l’uso dei biocarburanti, in alternativa ai combustibili fossili, come una chiave della strategia per controllare i cambiamenti climatici.
Ora riconosce che la loro produzione può essere ecologicamente distruttiva, ed ha convenuto che, invece di aiutare la riduzione di anidride carbonica, i biocombustibili contribuiscono al suo incremento, specialmente se per produrli si distruggono foreste e zone umide.

Qui, in inglese, si può leggere qualcosa di più sull’argomento.

Questo è una pagina della wikipedia sulla palma da olio.

Spero tanto che questo nuovo corso IMPEDISCA le porcate che Prodi e Scaroni voglio fare in Africa (piantagioni di biocombustibili in Angola), e che BLOCCHI i certificati verdi che l’Italia dovrebbe elargire alle centrali a biomassa come quella in progetto a Conselice (Motori Unigrà) dove, oltre agli oli di scarti industrali, si brucerà l’olio di palma.

Uno che ha la vista lunga

Scritto mercoledì, 20 giugno 2007 da Claudio Lanconelli

Credo che dietro la proposta del sindaco di tenere aperti gli stabilimenti balneari anche in inverno ci sia una soffiata!

Qualcuno deve avergli anticipato questa cosa e allora se n’è uscito con una boutade che è stata apprezzata in modo diverso dai bagnini e dai ristoratori.

Il problema che si è posto il buon Matteucci è quello di ammortizzare il prima possibile gli ultimi (sebbene molto discutibili) interventi di arredo urbano a Marina di Ravenna e di consentire agli imprenditori un rientro, il più rapido che si può, dagli investimenti che stanno trasformando (abominevolmente) il porto turistico con l’ampliamento di MarinaRa.

Ma perché questa fretta? Beh, leggete e capirete.
Io intanto, e l’ho già scritto in un altro articolo su s.gas, sto trattando per un pescheto nei dintorni di Lugo, i filari sono perfetti, già belli allineati, pronti per essere sostituiti dagli ombrelloni e dai lettini. Un investimento per il futuro di mio figlio.

E poi il bagnino è il più bel mestiere del mondo, perché dicono che lasciamo un avvenire incerto alle prossime generazioni?

Transition Towns: la civiltà post-petrolio

Scritto domenica, 13 maggio 2007 da daniela versari

Pare possa diventare il fenomeno internet dell’anno: un’organizzazione dal basso, attraverso pagine wiki, si propone di colmare il vuoto lasciato dalla politica ufficiale, schiava ma complice delle multinazionali petrolifere, e progettare la civiltà del dopo-petrolio, nel segno della “decrescita energetica”.
L’iniziativa si chiama Transition Towns (Città di Transizione), ed è partita l’anno scorso dalle due cittadine anglosassoni di Kinsale, in Irlanda, e Totnes, nel Devon. Ora sta lentamente contaminando varie municipalità del Regno Unito e guadagnando sempre maggiore visibilità nella rete. Per il momento le comunità aderenti sono circa una quindicina: comprensibile, dato il notevole impegno richiesto.

Il docente universitario Rob Hopkins fa da coordinatore e da portavoce. Sulle riserve petrolifere Hopkins è giustamente pessimista, sopratutto per ciò che riguarda il picco di Hubbert, cioè l’inizio del declino della capacità estrattiva.
L’era del petrolio sta volgendo precipitosamente verso la fine e poiché non sono ancora state scoperte fonti energetiche in grado di soppiantarne l’uso definitivamente, si deve iniziare a progettare la nostra decrescita energetica.
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L’oste dice che il suo vino è buono!

Scritto mercoledì, 18 aprile 2007 da Claudio Lanconelli

In questa pagina del sito Eni dedicata alla giornata del risparmio energetico c’è una sezione dove si trovano alcune risposte al futuro. In questo caso si danno risposte alle questioni che riguardano il cambiamento climatico.
Che dire, sono attonito e deluso, eppure la Fondazione Mattei c’ha la sua dignità!
Ero tentato di abbandonare tutto dopo il discorso su Venezia e sull’Olanda, invece, stoico, sono arrivato fino alla fine facendomi del male.

Questo documento non può sparire, deve restare a futura memoria! Spero vivamente che Quelli dell’Eni non si siano resi conto di cosa hanno messo in rete…
O forse no! Forse sono proprio loro che hanno condizionato i due ragazzi a raccontarci queste cose. Si può capire, con quello che sostengono il tattico Maugeri ed il timoniere Scaroni…

In ogni caso se la si prende con filosofia ci si fa anche qualche risata. C’è solo da perderci una quarantina di minuti ma può valerne la pena per capire come NON si deve fare disinformazione.

A proposito di disinformazione scientifica c’è anche Hera che da noi non scherza con i suoi programmi per le scuole.
C’è qualcuno che ha notizie di prima mano? Qualcuno dalle parti di Godo…?

Che faccia tosta che c’ha l’oste ;-))