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Miracoli italiani: l’acciaio diventa Bio


Cecilia Ravera Oneto, 1964, Altoforno a Cornigliano, olio su tela

Dal blog di Federico Valerio riporto una sua lettera aperta ad Emilio Riva titolare delle Acciaierie di Cornigliano (ex …, ex …, ex ILVA, ex Finsider, …), la più importante azienda nazionale per la produzione e la lavorazione del ferro.

C’entra ancora l’olio di palma, la questione è sempre quella: noi che paghiamo nella bolletta Enel un 6/7% in più per sovvenzionare una prodotto energetico rinnovabile assolutamente non sostenibile la cui coltivazione aggrava l’emissione di CO2 in atmosfera, anzichè alleggerirla, e che distrugge la foresta pluviale indonesiana!

Non resta che dire ancora una volta BASTA! Facciamo qualcosa, sensibilizziamo il Ministro dell’ambiente affinché si tolgano a questi bio combustibili le sovvenzioni dei certificati verdi e che, anche alla luce degli ultimi rincari dei generi alimentari, si attui una moratoria ed un ripensamento profondo su tutto l’affare dei bio-fuels.

Diamo il buon esempio almeno una volta e … (per Prodi e Scaroni) basta con le Bush-ate!

 

Un Commento a “Miracoli italiani: l’acciaio diventa Bio”

  1. joe acme ha detto:

    beh, emilio riva è sempre stao ecologista! io ho lavorato a cornigliano, quandò arrivò lui si bruciava in centrale di tutto nafta pesante che lasciava le tracce sulla base camino di zolfo.. una volta fece arrivare una partita di nafta che era così pessima che faceva fatica nella caldaia….e non parliamo degli elettro filtri del convertitore… quella bellanuvola rossa di polveri di ferro…. così utile ai bambini anemici di cornigliano e pegli

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