La partita per l’ambiente
Domani in sede ministeriale verrà deciso il sito su cui dovrà sorgere la centrale a biomasse che “compenserà” la dismissione dell’ex zuccherificio di Russi.
Gli appelli ad un ultimo atto di ragionevolezza però non si attenuano, e nelle ultime ore anche numerosi agricoltori hanno sottoscritto un documento in cui diffidano gli enti locali ed il gruppo Maccaferri a tutela delle proprie colture, delle proprietà e dei legittimi interessi.
I singoli cittadini non hanno mai avuto voce in capitolo, si sono riuniti nel comitato Articolo 32 ma non sono mai riusciti ad aprire un dialogo ed un vero confronto, pur prospettando soluzioni alternative che avrebbero salvaguardato, comunque, i posti di lavoro e che sarebbero state meno impattanti sul territorio.
Si dice che il nuovo impianto inquinerà meno della vecchia fabbrica dello zucchero, si vedrà, però sembra che si sia persa un’occasione per fare un vero salto di qualità.
La “lungimiranza” che ha portato a sottovalutare la crisi del settore saccarifero (già da molti anni) si sta esprimendo in scelte legate ancora una volta agli incentivi per la dismissione e la riconversione in attività sovvenzionate dai Certificati Verdi. Ma siamo abituati così, non è da dimenticare che anche lo zucchero era sovvenzionato e non poco.
Senza di questi non ci sarebbe l’interesse a fare questo nuovo impianto, e si potrebbe cambiare strada.
… e corre corre corre la locomotiva …
Qui sotto la lettera di una cittadina di S. Michele (una frazione di Ravenna ai confini del comune di Russi e vicina alla probabile zona di insediamento del nuovo impianto).
La partita per l’ambiente.
Partecipo, come cittadina residente a San Michele, all’attività del comitato Art. 32 che si oppone al progetto di riconversione dell’ex zuccherificio Eridania di Russi in centrale a biomassa e osservo la partita che si sta giocando tra cittadini e agricoltori locali da una parte e industriali, sindacato e amministratori pubblici dall’altra.
Per comprendere l’importanza della posta in gioco occorre partire da due constatazioni.
E’ ormai noto che viviamo in una delle aree più inquinate del pianeta e solo per questo dovremmo quotidianamente porci tutti il problema di come ridurre le fonti di inquinamento.
E’ noto che la ratifica del protocollo di Kyoto e gli impegni presi a livello europeo ci impongono di agire in fretta per la riduzione degli inquinanti, per la riduzione della CO2, per il potenziamento delle energie rinnovabili e per le politiche per il risparmio energetico. Non farlo ci potrà costare, in un futuro ormai vicinissimo, enormi somme di denaro, poiché il mancato rispetto degli accordi comporterà il pagamento di pesanti sanzioni.
Questo il quadro generale da cui dovrebbero derivare gli input per le azioni concrete a livello locale.
Ma i nostri amministratori locali si preoccupano solo dell’immediato, di fare business per e con gli industriali in cambio di non meglio precisate opere pubbliche come moneta di scambio per il disagio patito dalla comunità locale nell’ipotesi della costruzione della centrale a biomasse.
L’unica logica che regola le azioni di questi signori è una logica mercantilistica, ossia, ancora una volta, quella della monetizzazione del danno che la comunità locale patisce.
Il nuovo impianto, si dice (?!), non farà aumentare il livello di inquinamento che già c’era prima.
Anche questa situazione è negativa poiché l’obiettivo che si deve raggiungere non è l’invarianza di una certo livello di inquinamento, la gravità della situazione ambientale sul nostro territorio esige che si operi per una sostanziale e decisa sua riduzione.
In questa importante partita fa poi la parte del leone il sindacato che ha assunto posizioni intimidatorie nei confronti del nostro comitato, insinuando l’esistenza di secondi fini e brandendo l’arma di una massa di padri di famiglia che rimarrebbero sotto le feste senza lavoro, il tutto per far partire il progetto caro agli industriali (che in un tempo ormai lontano chiamavano “padroni”).
Ancora una volta il sindacato non perde l’occasione per usare tutto il suo vecchio armamentario clientelare ed assistenzialistico per captare la benevolenza dei lavoratori che di certo guardano favorevolmente alla prospettiva di percepire per ben tre anni l’80% del loro salario.
Noi diciamo che questo comportamento non è etico, un sindacato in grado di comprendere la rapida evoluzione sociale che si sta concretizzando giorno per giorno, dopo aver perso la battaglia contro la ristrutturazione del settore saccarifero avrebbe subito dovuto agire nella direzione di una riqualificazione e ricollocazione del personale in uscita da questo comparto. Il sindacato invece ha preferito legare il destino di queste persone all’esito incerto di una trattativa che vede contrapposti da una parte gli industriali, di fatto spalleggiati da un’amministrazione che non guarda al di là della scadenza elettorale, e dall’altra migliaia di cittadini firmatari di una petizione contro la centrale, un progetto che si regge economicamente solo sulla base di sovvenzioni pubbliche, i CIP 6 (benevolmente elargiti anche a chi brucia rifiuti), che traggono il loro finanziamento dalle bollette ENEL che tutti paghiamo. Tale progetto non può che peggiorare l’ambiente circostante, poiché da qualsiasi processo di combustione si originano polveri sottili che nessun filtro oggi esistente è in grado di fermare e che sono tra le cause dell’insorgenza di forme tumorali di vario genere.
Questi sono comportamenti miopi di persone che non riescono a vedere oltre al loro naso, anche se oggi è sempre più simile a quello del famoso burattino di legno, per le bugie che da tempo raccontano ai cittadini.
Occorre cambiare l’aria, il nostro territorio ha urgente bisogno di interventi atti a far diminuire in modo significativo il livello di inquinamento presente.
Le azioni da compiere possono essere davvero tante ma occorre che chi ci amministra, a tutti i livelli, si svegli, si aggiorni, occorre lavorare, studiare, contattare chi sta sperimentando con successo nuove modalità di produzione di energia, di trattamento dei rifiuti, di costruzione degli edifici.
Se in chi ci amministra ci fosse la consapevolezza dei propri limiti, forse riuscirebbe a fare almeno quello che fanno di solito gli studenti un po’ svogliati o poco dotati: copiare dai più bravi.La Spagna di Zapatero che ha puntato decisamente sul fotovoltaico e sull’eolico registra una crescita del PIL del 4%,le previsioni per l’Italia stimano una crescita pari all’1,3%. la Germania, che non è certo il paese del sole, con una legge approvata nella primavera del 2000 sulle energie rinnovabili che prevede l’accesso garantito in rete per ogni singolo produttore di elettricità rinnovabile, ha registrato un incremento occupazionale nel settore elevatissimo, pari a 170.000 posti di lavoro e un aumento annuo di 3000 megawatt di elettricità fornita dalle fonti rinnovabili, ossia come se ogni anno in Germania, senza produrre inquinamento, sorgessero 100 centrali a biomasse come quella che i nostri lungimiranti governanti vogliono costruire nel bel mezzo di una splendida campagna infischiandosene dei danni all’ambiente alle coltivazioni di pregio, al paesaggio.
Il futuro energetico non sta più nelle grandi centrali, il futuro energetico prevede che tutti siano al tempo stesso produttori e consumatori di energia, il futuro dell’energia sta in un regime energetico “diffuso”.
Dobbiamo recuperare il tempo perduto, occorre coltivare ricerca, grano, girasoli, utilizzare il sole per il solare e il fotovoltaico.
L’idea di coltivare pioppi e canna da bruciare è una idea stupida e malsana, da bocciare, senza ombra di dubbio.Fiorenza Calonici