La Ribollita
La Ribollita rappresenta il piatto toscano probabilmente più conosciuto (dopo la bistecca) ed è l’emblema di questa tendenza “naturalmente salutista” della cucina toscana.
La Ribollita è un classico piatto di recupero: il suo nome nasce proprio dal fatto che gli ingredienti principali sono le verdure cotte avanzate dai giorni precedenti che vengono, appunto, fatte ribollire tutte insieme, con l’aggiunta di pane raffermo. La ribollita è condita, a fine cottura, con olio extravergine di oliva.
Della ribollita ovviamente non esiste un’unica ricetta, tuttavia alcuni ingredienti sono essenziali per poterla definire tale: i fagioli e il cavolo nero.
Il cavolo nero è una de lle varietà di cavolo meno conosciuta, la cui diffusione è strettamente stagionale. È costituito da foglie allungate ed arricciate di colore molto scuro.
La preparazione della ribollita prevede di ridurre in purea al passaverdure una parte dei fagioli cannellini, e di cuocerli insieme al cavolo nero e ad altri odori e verdure (porro, cipolla, carote, zucchine, pomodori, bietola, cavolo verza, ecc.) Dopo aver fatto bollire il tutto si aggiunge il pane tagliato a fette con i fagioli interi.
(da cibo360.it)
Una variante della Ribollita, particolarmente in voga in questi giorni, è stata illustrata da alcuni nuovi cuochi, si presenta così: investire nell’energia nucleare, realizzare al più presto i rigassificatori e i termovalorizzatori,
rinegoziare i mutui che affliggono molte famiglie allungandone la scadenza, istituire siti civili di interesse strategico nazionale militarizzabili e non sottoponibili ai normali organi di controllo ma creandone di appositi referenti al solo governo centrale, mandare in esilio il buon senso (questo l’ho aggiunto io), e… dimenticavo naturalmente qualche Ponte su qualche stretto, un paio di tunnel per la TAV e un po’ di spazio alle basi americane (ma queste sono cose normali, ce le mettono tutti, come il parmigiano).
Il mio gusto mi dice che, quando la si fa, la Ribollita, deve essere fatta bene, di sapore deciso, pur coscienti del rischio di andare incontro alla mappazza.
La Marcegaglia ci ricorda che “La malattia dell’Italia si chiama crescita zero. Il ritorno alla crescita, a una crescita sostenuta deve essere il nostro vero obiettivo strategico. Chi non condivide questa priorità gioca contro l’Italia e gli italiani. Su questo non possono più esistere posizioni neutre”.
“E’ tempo di tornare a investire nell’energia nucleare, settore dal quale ci hanno escluso piu’ di vent’anni di decisioni emotive e poco meditate,[...] e ciò ha accresciuto la nostra insicurezza e la dipendenza dall’estero, ha sottratto altre risorse alla crescita, ha gonfiato le bollette elettriche di famiglie e imprese”. E poi “spinta alla realizzazione di rigassificatori e termovalorizzatori senza cedere alle pressioni di piccoli gruppi che si mettono di traverso”.
Scajola aggiunge ancora: “Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro Paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione(? n.d.r.). Non è più eludibile un piano di azione per il ritorno al nucleare, si tratta di un solenne impegno assunto da Berlusconi, con la fiducia, che onoreremo con convinzione e determinazione”.
Il succo della ricetta (dal gusto un po’ Keynesiano) è chiaro no? … intanto cominciamo a costruire che ci guadagnamo qualcosa noi i nostri amici e gli amici degli amici,… poi … si vedrà…
Ci toccherà stare molto attenti quando andremo a sbattere contro il MURO, non vorrete trovarvi con un muso come quello di Scajola, vero?
Chissà che non abbia ragione la Marce. In questo momento francamente non mi sento molto orgoglioso di essere itagliano.
Credo che i nostri cuochi avrebbero dovuto leggere questa storia ed ispirarsi a questa ricetta prima di ordinare gli ingredienti dall’Ortolano.
maggio 26th, 2008 at 10:21
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