OMC 2007

A mezzogiorno, durante la pausa pranzo, sono stato all’OMC di Ravenna (Offshore Mediterranean Conference and Exhibition). In mattinata c’era Bersani e ci doveva essere anche Scaroni ma poi è stato sostituito perché impegnato a firmare il contratto in Brasile (con Prodi) sulla fabbrica di etanolo in africa (Angola, Nigeria?).
Ero armato di buone intenzioni, a casa prima di partire mi ero preparato delle striscioline di carta con un logo ed un motto (tipo: Why do You burn my Future?; Warning Oil! Slippery Planet; Warning Peak Oil! Dangerous Slope) che volevo distribuire all’ingresso prima dell’accettazione.
Arrivato al Pala de André, dove si fa anche il festival dell’Unità, ho fatto fatica a trovare il parcheggio, sembrava fossimo a fine agosto il sabato sera quando c’è Gianni Morandi, non un buco libero! Ho aspettato un po’ e poi ho lasciato la macchina al di fuori di uno stallo, ma non dava fastidio.
A differenza del sabato sera, però, i modelli di automobili ricordavano molto da vicino Monte Carlo, c’erano targhe di tutta Europa e molte (non una) automobili del Corpo Diplomatico.
Con i tipi che c’erano all’ingresso non me la sono sentita di volantinare subito, l’entrata era libera allora sono entrato mi sono registrato ed ho preso informazioni sulle conferenze ed i workshop. Quello di venerdì sul confinamento geologico della CO2 mi sarebbe interessato particolarmente ma credo che non ci andrò perché per accedere alle conferenze ed ai workshop chiedono 600 euro per i tre giorni o 450 euro per un giorno.
Un’ altra volta.
Girando fra gli stand si prende piena consapevolezza di cosa significhi il petrolio oggi, di quale business produca e quanti siano gli indotti ad esso legati.
Il mondo oggi E’ il petrolio.
Le parole ed i discorsi sugli idrocarburi riempivano il Pala de André ed anche i pensieri (che si vedevano!) erano TUTTI concentrati sul petrolio, NESSUNO stava osando di pensare ad altro, che ne so, ai figli, alla ragazza, al mare …
La forza del gruppo, … anch’io ad un certo punto mi sono accorto di esclamare degli oh! di meraviglia per quelle diavolerie. Mi son detto che ci avrei riflettuto a casa, intanto valeva la pena trasformarsi in spugna ed assorbire più informazioni che potevo.
Questi qua tirano diritto, è impossibile fermarli ma… peggio, ho l’impressione che sia il meccanismo che non ce la fa a fermarsi, anche volendo. Come quella locomotiva che alla fine del film entra in stazione a tutta velocità.
Sono troppe le consuetudini, le attività, gli interessi coinvolti.
Andremo a sbattere contro le conseguenze del Peak Oil. Ci mancano i freni!
A questo OMC chiaramente non se ne fa cenno, così come sui cambiamenti climatici. A parte il workshop che ricordavo prima, ma è da capire perché una soluzione del genere, se mai ci sarà, aprirà un altro enorme business per le compagnie petrolifere.
Così come si sta annusando il nefasto affare dei biocombustibili.
Sono uscito dalla fiera e mi sono promesso di riprovarci venerdì, chissà che non trovi qualcuno che mi fa entrare al workshop.
Non ci ho nemmeno pensato a fare il volantinaggio, non ha senso. Però uscendo ho avuto come la sensazione che mi mancasse qualcosa, ho fatto per tornare indietro e alzando lo sguardo sulla cupola del Pala de André c’era scritto “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” …
aprile 3rd, 2007 at 14:42
Bell’articolo, potresti fare il giornalista.
Sui biocarburanti ha parlato anche Mercalli a “Che tempo che fa” domenica scorsa facendo la stessa critica che ha fatto Fidel Castro nei giorni scorsi: se si destinano prodotti oggi conosciuti come alimentari ad altri utilizzi (es. mais per produrre etanolo) il loro prezzo indubbiamente lieviterà a spese di chi il mais lo utilizzerebbe comunque per magnà.
Poi c’è anche il discorso sulla “spesa di ettari”…
aprile 3rd, 2007 at 23:33
Non ambisco a tanto, è che ogni tanto mi faccio prendere le mani dalla tastiera…
… sulle biomasse ce ne sarebbe da dire!
A parte il bilancio energetico sfavorevole e la concorrenza con l’alimentazione umana, si potrebbe parlare del disboscamento delle foreste tropicali, delle piogge che dilavano il piccolo strato di humus, della ridotta infiltrazione nelle falde, dell’incremento di energia dei fenomeni erosivi dovuti alle acque superficiali più turbolente, delle frane ecc….
Tutto questo perché qui da noi ci sono sovvenzioni (certificati verdi, oltre ad altri tipi di finanziamenti per le infrastrutture), e negli altri paesi si guadagnano “quote” di emissioni di CO2 da rivendere sul nostro mercato (o, se fatte all’interno di co-partecipazioni governative, in compensazione alle quote dovute dall’Italia). Nella situazione in cui si trova il nostro paese (abbiamo chiesto un incremento di emissioni all’Europa) è chiaro perché Prodi corra dietro a questi soterfugi.
E’ il meccanismo disgraziato del protocollo di Kyoto che ce lo consente, ed in barba ad ogni buon senso, per un puro riscontro economico, ci abbassiamo a compiere questa deleteria (anche per noi) forma di colonialismo.
Anche l’Eni non è molto convinta di questi biocarburanti, lo fa per moda? O perché l’Italia HA BISOGNO di quote che compensino le emissioni di casa nostra?
Maugeri (Eni), che è un filone, sa benissimo come domare le parole e far passare tutta questa operazione come un impegno verso l’ambiente!
http://www.radio.rai.it/podcast/A0011865.mp3
Come possiamo dire basta?
agosto 31st, 2007 at 22:14
[...] il buon esempio almeno una volta e … (per Prodi e Scaroni) basta con le [...]